"Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a Vivere qui." Federico II di Svevia

Marketing e Cibo

Il “mangiare geografico” come “controriforma alimentare”

marketing ciboDa alcuni anni, i mass-media, si sono concentrati nel promuovere il cosiddetto “cibo locale” proponendo una sorta di “controriforma alimentare” ai fast food, molto anglosassoni e poco salutari.

Le azioni di marketing per spingere il “mangiare geografico” sono state innumerevoli, notizie, consigli, dibattiti, fiere, stand nei posti più disparati, solo per uno scopo, far conoscere la vera bontà del nostro territorio, spingere la gente nel “conoscere il mangiare sano”. In questo anche i nutrizionisti hanno dato il loro valido contributo.

E’ così, dopo un marketing che in alcuni casi è diventato virale, il termine “nostrano” è ritornato di moda, così come sono tornati di moda i nomi di tutti i vecchi  “piatti” che, per un’istante, erano rimasti accantonati, ma sempre pronti per essere rispolverati. I ciufell, u capcoll, a vndresc, sono solo alcuni degli esempi di tipicità riprese e ampiamente promosse.

Ad enfatizzare maggiormente il “mangiare geografico”  la nascita di diverse associazioni turistico-locali come la Pro Loco, Agenzie per il Turismo, Distretti del Gusto e Consorzi di Produzioni, solo per citarne alcuni. Lo scopo principe di queste associazioni è quello di tutelare le bio-diversità, fortemente a rischio dato il grosso potere delle multinazionali del cibo. Il loro scopo sembra essere quello di “standardizzare il loro credo alimentare”, a discapito del “nostrano”. 

Ma, nonostante i grossi sforzi da parte di enti ed istituzioni nel promuovere il tipico, ci troviamo di fronte a nomi importanti che impongono le loro pubblicità ingannevoli ogni giorno e in ogni modo. Oggi il cibo è diventato un prodotto industriale gestito dal marketing che spesso non risponde a logiche nutrizionali del benessere e della prevenzione. Cosa ci potrà mai essere di salutare nel cibo spazzatura? Cosa ci potrà mai essere di salutare in un prodotto esteticamente perfetto ma con un “non gusto”? Ci preoccupiamo più di quello che guardano i nostri occhi a scapito delle nostre papille gustative, infondo a noi interessa un costo basso, un sapore gradevole e un’ aspetto invitate, ma alla salute questo non basta, come non potrà mai bastare per la salute dei nostri figli. Indottrinare una cultura alimentare da piccoli significa volergli bene, non solo voler bene al nostro territorio.

Bisognerebbe dire basta a queste strategie di marketing imponenti e persuasive e puntare sui cibi sani della nostra terra. Il vero produttore si impegna nel creare un cibo sano e di gusto, null’ altro.