"Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a Vivere qui." Federico II di Svevia

Il LAMPASCIONE: ODI ET AMO

lampascioni-agrodolci-300x225Chiunque s’imbatta in un qualsiasi mercato pugliese, non potrà fare a meno di notare la presenza di uno strano “cipollotto” dal colore rosso scuro, il lampascione.

Il lampascione o lampagione o cipollaccio, conosciuto anticamente come Muscari comosum (appartenente alla famiglia delle Liliaceae) e successivamente chiamato dai botanici con il nome specifico Leopoldia comosa, è un bulbo molto simile a una piccola cipolla dal colore rossastro, caratterizzato in superficie da uno stelo corto con fiori viola. Di questo bulbo ne esistono varie specie appartenenti a tre famiglie Muscari, Leopoldia e Bellevalia che però risultano essere meno raffinate rispetto al lampascione più conosciuto.

LampascioneLa parte commestibile è costituita dal bulbo il cui diametro varia di solito da uno a due centimetri e il peso dai dieci ai venti grammi (ma se ne possono trovare anche di più grandi). Il colore esterno del bulbo è rosso scuro, mentre all’interno diventa sempre più bianco grazie alla presenza di mucillagini. La raccolta dei lampascioni, i cui bulbi si trovano a una profondità di 10-30 cm, avviene prevalentemente verso la fine dell’inverno inizio primavera quando la pianta diventa riconoscibile e localizzabile grazie alla fioritura violacea. Si trova maggiormente nelle regioni meridionali soprattutto Puglia e Basilicata (dove cresce spontaneamente) in cui è diventato un prodotto agroalimentare tradizionale, protagonista di molte ricette tipiche.

181L’etimologia del termine lampascione potrebbe risalire al latino lampathium con cui si era soliti indicare in età classica diversi tipi di erbe o potrebbe collegarsi a varie voci in riferimento alla forma dei bulbi, come il tardo latino lampada cioè fiaccola o lampadium (piccola torcia), lampas (meteora). Le proprietà e virtù di questi strani tuberi erano già conosciute da egizi, greci e romani. Il medico greco Galeno nel I sec. d.C. studiò le caratteristiche dei lampascioni descrivendoli come potenti diuretici, lassativi e  depurativi, stesse proprietà riconosciute in seguito anche dal naturalista Plinio e da Teofrasto. Nell’antichità il lampascione veniva consumato anche come afrodisiaco tanto che il poeta latino Ovidio ne consigliava l’uso nelle arti amatorie (preferendo il bulbo proveniente dall’antica città siciliana di Megara a quello proveniente dalla Daunia) e in epoca romana era facile trovarlo nei banchetti nunziali come cibo augurale.

L’area circoscritta in cui trovarli e la cura necessaria nella raccolta (che viene effettuata manualmente a causa della profondità in cui giacciono i bulbi) rendono i lampascioni dei prodotti semisconosciuti ai più ma molto raffinati per gli intenditori. Il “bulbo della passione” è molto ricco di fosforo, calcio, potassio, ferro, rame, manganese, amido, fruttosio, glucosio ma anche acqua e fibre che contribuiscono a pulire l’intestino e a stimolare la secrezione biliare (essendo però  ricco di fibre un consumo eccessivo potrebbe causare meteorismo). E’ un alimento ipocalorico: 100g di lampascioni contengono appena 30 calorie con la presenza di flavonoidi (composti polifenolici metaboliti secondari delle piante) che, secondo alcuni studi, aiutano ad abbassare gli zuccheri e i grassi nel sangue riducendo la pressione sanguigna e prevenendo la formazione di trombi. Inoltre i bulbi contengono mucillagini e gomme da cui provengono proprietà antinfiammatorie (è molto utile in caso di infiammazione dell’intestino e della vescica) e emollienti (viene utilizzato anche in cosmesi per lenire pelli arrossate e secche). Nella tradizione pugliese il lampascione viene usato anche nella riparazione di oggetti di terracotta: strofinando il bulbo sulle crepe da riparare, le mucillagini, seccandosi, cicatrizzano le crepe.

lampascioni-sott-olioCome tutti i prodotti particolari anche il lampascione, con il suo caratteristico sapore leggermente amarognolo, ha i suoi estimatori e i suoi detrattori, un inevitabile “odi et amo”. Chi li ama conosce sicuramente le varie ricette (soprattutto pugliesi) che esaltano il gusto di questi tuberi, come i lampascioni cotti nella cenere calda (un piatto antichissimo che segue l’antica usanza di cuocere i tuberi sotto la cenere calda al fine di mantenere intatto il sapore), i lampascioni in insalata (in cui i bulbi vengono lessati e poi conditi con olio, sale, pepe e aceto), i lampascioni fritti, i lampascioni con le uova e i lampascioni sott’olio.

Che lo si ami o che lo si odi, il lampascione resta indubbiamente una ricchezza gastronomica ricercata non solo sul mercato regionale ma anche su quello nazionale e internazionale.

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